90 ANNI DI ASTE: CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE

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Gaetano Cusati

€ 70.000 / 90.000
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Gaetano Cusati

(attivo a Napoli dal 1686 circa – 1720)

VASI DI FIORI, FRUTTA E FIGURE FEMMINILI SU SFONDO DI GIARDINO

VASO DI FIORI, FRUTTA, UN CANE E FIGURE FEMMINILI SU SFONDO DI GIARDINO CON FONTANA E SCULTURE

coppia di dipinti ad olio su tela, cm 179,5x205 ciascuno senza cornici

(2)

 

Corredato da attestato di libera circolazione

 

oil on canvas, unframed, each 179,5x205 cm

a pair (2)

 

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€ 70.000/90.000 - $ 91.000/117.000  - £ 56.000/72.000

 

Provenienza:

Palazzo Gaetani dell'Aquila d'Aragona, Piedimonte di Alife (Piedimonte Matese);

discendenti della nobile famiglia, Roma

 

L’inedita coppia di composizioni floreali qui presentate, ininterrottamente riferite a Gaetano Cusati nell’illustre raccolta di provenienza, costituisce un’aggiunta importante al catalogo, tuttora esiguo, dell’artista napoletano e, nel contempo, una perfetta dimostrazione del suo riconosciuto e inusuale talento come pittore di natura morta e di figura.

Così infatti lo ricorda Bernardo De Dominici nel capitolo delle Vite de’ Pittori Napoletani (1742) dedicato agli specialisti di natura morta del tardo Sei e del primo Settecento, e in particolare agli allievi di Giovan Battista Ruoppolo: “Gaetano Cusati fu anche pittor di figure, indi invaghitosi dell’opere di Giovan Battista (Ruoppolo) volle essere suo scolaro; ma vedendo poi la maniera di Abram Brughel e lo strepitoso modo de’ suoi componimenti, fece un misto di tutte e due le maniere e riuscì ancor egli bizzarro nel comporre assai cose insieme in gran quadri; e poiché egli sapea far le figure, l’accordava con fontane, con statue, con vasi, con putti, ed altre cose assai pittoresche, dipingendo assai bene le cacciaggioni, ove introduceva de’ bellissimi cani, ed anche li dipingeva ne’ quadri di frutti, come solea fare il Brughel”.

Parole che sembrano descrivere come meglio non si potrebbe i dipinti qui presentati che, come si dirà, il biografo certamente conosceva: di imponenti dimensioni, tali da confermarne una committenza specifica, le nostre tele riuniscono appunto in un insieme armonioso tutti i motivi qui ricordati consentendoci di apprezzare l’abilità dell’artista nel descrivere le corolle variopinte e la frutta estiva, i vasi d’argento sbalzato e le sculture in pietra, e nel disporli all’aperto in una sorta di giardino incantato ove figure femminili di chiara ascendenza giordanesca compongono scene allegoriche e insieme in qualche modo naturalistiche.

 

In assenza di documenti che certifichino la nascita di Gaetano Cusati e le circostanze della sua attività, le parole del biografo sembrano indicare una formazione all’inizio degli anni Settanta, prima che l’arrivo a Napoli di Abraham Brueghel nel 1675 mutasse il corso della natura morta napoletana rivolta, fino a quel momento, a intenzioni essenzialmente naturalistiche.

Col suo modo “fracassoso” e il suo “concepire i quadri con idea grande” (De Dominici) Brueghel proponeva infatti formule del tutto inedite non solo al giovane Cusati ma anche al più anziano e famoso Giuseppe (“Eques”) Recco e ad altri ancora: soluzioni che il pittore fiammingo aveva sperimentato con successo a Roma a partire dagli anni Sessanta quando, portate all’aperto le sue rutilanti mostre di frutta e fiori, aveva chiamato artisti di primo piano come Guglielmo Courtois e il giovane Carlo Maratti per accompagnarle con le loro raffinate figure femminili, stabilendo così un modello che a Napoli sarebbe stato ripreso con successo da numerosi artisti tra Sei e Settecento, da Nicola Malinconico a Gaspare Lopez, al più raro Giorgio Garri.

Pittore di figura a pieno titolo, come indicano le tele eseguite nel 1715 per il soffitto della chiesa del Rosario a Matera, Gaetano Cusati non esitò talvolta a cedere ad altri il ruolo di figurista limitando il proprio intervento alle nature morte di fiori e frutta, come nel caso delle tele di grande formato, oggi non rintracciate, eseguite con Paolo De Matteis e documentate alla fine del Settecento nel palazzo napoletano del Principe di Ischitella, (V. Pacelli, La collezione di Francesco Emanuele Pinto, Principe di Ischitella, in “Storia dell’Arte” XI, 1979, 36-37, p. 174, 176). Lo stesso De Matteis, peraltro, possedeva opere di Gaetano Cusati: due grandi quadri di pesci e due più piccoli di cacciagione furono inventariati nel 1728 (dopo la morte del pittore) nel suo palazzo a Toledo, insieme a nature morte di Gaspare Lopez e di Giacomo Nani (The Getty Provenance Index).

 

Modello del paradigma decorativo in cui Bernardo De Dominici iscrive la produzione di Gaetano Cusati è senza dubbio il ciclo di tele di grandi dimensioni commissionate dal Vicerè spagnolo, il Marchese del Carpio (che, non a caso, era stato ambasciatore a Roma) per celebrare la festa dei Quattro Altari nell’ottava del Corpus Domini del 1684 : un’impresa che coinvolse i maggiori specialisti di natura morta, da Giuseppe Recco a Giovan Battista Ruoppolo a Francesco della Questa, oltre che naturalmente Abraham Brueghel, per la sapiente regia di Luca Giordano che, nelle parole di De Dominici, “accordò” le diverse scene dedicate alle Stagioni e ai doni della Terra e del Mare dipingendovi le figure e il paesaggio.

 

Spetta a Riccardo Lattuada (Capolavori in festa. Effimero barocco a largo di Palazzo (1683-1759). Catalogo della mostra Napoli 1997, pp. 150-168) la ricostruzione di questa impresa a suo tempo, sembra, leggendaria: le circostanze riportate da De Dominici nelle “vite”dei suoi partecipanti hanno infatti trovato riscontro in documenti contemporanei e, soprattutto, in una serie di opere, oggi divise in collezioni diverse, nate dalla collaborazione degli specialisti in fiori, pesci e frutta citati dal biografo e trasformate in grandi scene allegoriche all’aperto grazie alle figure di Luca Giordano che, amplificando il modello romano di Abraham Brueghel, proponeva nuovi esempi per la natura morta di fine secolo e del primo Settecento.

 

Sebbene la sua appartenenza a quel ciclo non sia documentata, la grande scena all’aperto forse alludente alla Primavera in cui una figura femminile dipinta da Luca accompagna il sontuoso vaso di fiori di Brueghel (Lattuada, 1997, p. 158, fig. 14) è certamente all’origine di molte composizioni di Gaetano Cusati: tra queste, ad esempio, la coppia di scene all’aperto di raccolta privata firmate per esteso, immediatamente confrontabili con quelle qui offerte (L. Galante, La pittura. In Il Barocco a Lecce e nel Salento. Catalogo della mostra, a cura di Antonio Cassiano, Lecce 1995, p. 81, tav. XXV, cat. 72-73 (un dettaglio riprodotto in copertina).

In entrambi i casi, infatti, corolle multicolori (tra cui anemoni e tulipani e, nelle tele leccesi, la fritillaria prediletta dal pittore fiammingo) intrecciate in festoni o raccolte in vasi istoriati si accompagnano a cascate di frutta estiva e autunnale sullo sfondo di un giardino ornato di fontane marmoree; ad animare questo spazio incantato, figure di donna di impronta strettamente giordanesca, con cui scherzano bambini e putti svolazzanti. Ancora una volta, il modello ideale è l’Allegoria dell’Estate, fatica congiunta di Luca Giordano, Paolo De Matteis, Abraham Brueghel e Giovan Battista Ruoppolo per il Marchese del Carpio (Capolavori in festa, pp. 166-68, fig. I.12).

 

Tornando invece alle composizioni di fiori e figure qui proposte, è opportuno restituire la parola a Bernardo De Dominici. Dopo aver riferito di un soggiorno di Cusati a Palermo, di cui peraltro non sembra restare traccia, il biografo napoletano ricorda l’attività del pittore per il Duca di Laurenzano, alla quale i nostri dipinti vanno per l’appunto ricondotti in virtù della documentata provenienza:…”Dipinse assai bene a guazzo, e fu proposto da Bernardo de Dominici al Duca di Laurenzano per fare alcune pitture di fiori con gran vasi ben lavorati, in certo appartamento di sopra, a Piedimonte di Alife, e fece anche alcuni quadri a olio per lo stesso Duca, che assai bene lo rimunerò….” (Vite de’ Pittori Scultori ed Architetti Napoletani…. III, Napoli 1742, p. 301).

Esperto conoscitore della pittura e del mercato dell’arte tra Sei e Settecento, e introdotto nei palazzi napoletani che ospitavano le principali collezioni del suo tempo, Bernardo De Dominici poteva vantare un rapporto privilegiato con Niccolò Gaetani d’Aragona, Duca di Laurenzano e Principe di Piedimonte (1644-1741), ma soprattutto con la moglie di lui, Aurora Sanseverino (1669-1726), “molto bella, gentile e briosa dama”.

Poetessa e arcade con il nome di Lucinda Coritesia, animatrice di un raffinato salotto letterario aperto alle più interessanti sperimentazioni nel campo della musica e del teatro, tra cui le commedie del pittore di fiori Andrea Belvedere, la Duchessa di Laurenzano protesse in maniera speciale Francesco Solimena, da cui si fece ritrarre, e indirizzò la committenza artistica del Duca, scegliendo personalmente gran parte degli artisti attivi nel palazzo napoletano sito alla Galitta e in quello di Piedimonte d’Alife. Sembra che in questo compito le fosse d’aiuto Bernardo De Dominici, che appunto dalla Duchessa, del resto, fu incoraggiato alla redazione delle Vite dei Pittori. Nella propria biografia (Vite, IV, pp. 366 e ss.) De Dominici ricorda di aver servito per molti anni il Duca di Laurenzano, e di essere stato “pittor di corte” della moglie, per la cui stanza nel palazzo di Piedimonte avrebbe fornito il disegno di un camino realizzato da Domenico Antonio Vaccaro. Dipinti di paesaggio di “Bernardo di Domenico”, come del suo maestro Franz Joachim Beich, sono inoltre citati nell’inventario dei beni conservati nel palazzo napoletano alla morte del Duca, nel 1741 (The Getty Provenance Index; G. Labrot, Collections of paintings in Naples 1600-1780, 1992, ad indicem). Vi compaiono altresì, fra i dipinti di natura morta, tele di Nicola Casissa e di Onofrio Loth, quest’ultimo raccomandato al Duca da De Dominici che, in qualità di paesista, avrebbe “accordato” le sue composizioni di frutta all’aperto. Di Francesco Solimena, l’artista preferito della Duchessa c’era anche “un pezzo di gabinetto dipinto a guazzo… con ghirlanda d’uva, due putti e un satiro”.

 

E’ ancora su consiglio di Bernardo De Dominici, come si diceva, che Gaetano Cusati fu incaricato di decorare alcune sale del palazzo di Piedimonte d’Alife con composizioni floreali entro vasi istoriati: le immaginiamo dipinte a tempera sui soffitti secondo un modello del tutto nuovo per Napoli ma ampiamente sperimentato a Roma sul finire del XVII secolo ad opera della bottega degli Stanchi e, in modi più aggiornati, dal loro allievo Pietro Paolo Cennini (1661-1739) attivo nei palazzi dell’aristocrazia romana rinnovati in quegli anni.