Importanti Dipinti Antichi - I

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Domenico di Zanobi (Maestro della Natività Johnson)

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Domenico di Zanobi (Maestro della Natività Johnson)

(Firenze, documentato dal 1467 al 1481)

MADONNA IN ADORAZIONE DEL BAMBINO

tempera e olio su tavola, cm 74x43, entro cornice coeva a tabernacolo dorata e dipinta nella fascia con piccole stelle, intagliata a motivo di palmette e fiori sulla cimasa e ai lati della centinatura. Sul gradino iscrizione dipinta “•AVE•MARIA•GRATIA•P•”, nella parte inferiore, terminante a volute con rosette, stemma nobiliare dipinto, cm 127x75

 

Corredato da attestato di libera circolazione

 

Il nome convenzionale di Maestro della Natività Johnson fu proposto da Everett Fahy nel 1966 sulla base dell’Adorazione del Bambino della collezione Johnson, l’opera meglio conosciuta agli studi storico artistici del corpus del maestro. Sulla base dei dipinti raccolti attorno al nome del pittore da parte di Fahy, Gemma Landolfi nel 1988 pubblicò un più completo repertorio di fotografie delle opere dell’artista, ricostruendone la probabile formazione attraverso i suoi cambiamenti stilistici.

Successivamente nel 1990 Anna Maria Bernacchioni identificò l’artista con Domenico di Zanobi che risulta iscritto nel 1445 alla compagnia di San Zanobi delle Laudi che si adunava in Santa Maria del Fiore.

A partire dallo studio della tavola di Domenico di Michelino per la cappella Chellini di San Miniato al Tedesco, la studiosa individuò nella predella un intervento di un suo collaboratore che stilisticamente coincideva con la mano del Maestro della Natività Johnson, al quale peraltro la storiografia artistica aveva attribuito l’Incoronazione della Vergine di Santa Maria del Fortino, ora in Palazzo Roffia, San Miniato, commissionata dalla stessa famiglia a un artista di nome Domenico che tuttavia per ragioni stilistiche e di datazione non poteva essere identificato con Domenico di Michelino. Fu quindi l’intrecciarsi delle strettissime analogie stilistiche con gli indizi documentari, quali la presenza dal 1467 nella bottega di Domenico di Michelino di via delle Terme di un compagno di nome Domenico, a confermare l’identificazione del Maestro della Natività Johnson con Domenico di Zanobi.

A seguito di tale identificazione è stato inoltre possibile chiarire taluni aspetti relativi ai collaboratori di Lippi tra cui va senza dubbio annoverato Domenico di Zanobi da individuare con il maestro di nome Domenico documentato come aiutante di Lippi nel 1460 per l’altare della compagnia dei Preti di Santa Trinità in Pistoia. Il pittore fu infatti a lungo scolaro e collaboratore di Lippi ed anche dopo la morte di quest’ultimo collaborò con il figlio Filippino per portare a termine opere lasciate incompiute da Filippo.

Domenico di Zanobi ricevette quindi negli anni ’70 due importanti commissioni quali la Lamentazione sopra la testa di Cristo per la chiesa di Santa Felicita, da parte di Caterina Frescobaldi Pitti, e la Vergine del Soccorso per la cappella dei Velluti in Santo Spirito.

Nel suo stile l’artista mostra l’influenza di molteplici maestri fiorentini contemporanei come nella Crocifissione del Fogg Art Museum di Cambridge in cui rivela l’influsso di Andrea del Castagno o come nell’Adorazione Johnson che richiama Alessio Baldovinetti. Tali affinità con Baldovinetti si devono probabilmente alla popolarità della Natività ad affresco dipinta nell’atrio dell’Annunziata, come nell’uso di muraglie diroccate e tettoie che forse a causa della ripetitività delle commissioni vennero tradotte il più delle volte dal nostro maestro secondo soluzioni semplicistiche.

Verso il 1476 l’artista iniziò ad adattare il suo stile alla nuova generazione di artisti ed in particolare guardò a Sandro Botticelli, nella maggiore attenzione per i dettagli eleganti, come le mani lunghe e affusolate delle Madonne, e una resa più raffinata e addolcita delle fisionomie.

Il dipinto qui presentato si colloca pertanto nella serie di Adorazioni eseguite da Domenico di Zanobi secondo schemi compositivi in parte ripetuti e realizzate in gran parte, come nel nostro caso, con un formato centinato. La Vergine della nostra tavola viene rappresentata in adorazione del Bambino il quale viene raffigurato disteso su un cuscino posto sul manto della Vergine adagiato su un prato fiorito mentre rivolge lo sguardo alla madre. Sullo sfondo, un paesaggio roccioso con scorcio di paese in cui viene rappresentata la visione della stella cometa. La posa della Madonna in contemplazione del figlio a mani giunte e il Bambino disteso sul manto della madre si ritrovano simili in quasi in tutti i dipinti con il medesimo soggetto ed in particolare si propone il confronto con l’Adorazione del Bambino, già in collezione Moyo, con quella in collezione Pellerano di Buenos Aires e con quella già proveniente dal The Chrysler Museum di Norfolk, in cui permangono tuttavia taluni elementi più arcaici come l’inserimento del San Giovannino. Si riscontrano inoltre affinità, più stilistiche che compositive, nelle opere della fase più matura del nostro maestro, quando si accosta agli esempi di Sandro Botticelli, come nella Madonna col Bambino in collezione Bearsted, Edgehill, Upton House, in cui si ravvisano strette vicinanze esecutive con il Bambino raffigurato nel nostro dipinto.

 

Bibliografia di confronto: E. Fahy, Some notes on the Stratonice Master, in “Paragone”, 197, 1966, p. 28; G. Landolfi, Il Maestro della Natività Johnson, in Il “Maestro di San Miniato”. Lo stato degli studi, i problemi, le risposte della filologia, a cura di G. Dalli Regoli, Pisa 1988, pp. 242-307; A.M. Bernacchioni, Documenti e precisazioni sull’attività tarda di Domenico di Michelino: la sua bottega di Via delle Terme, in “Antichità Viva”,6, 1990, pp. 5-14; A.M. Bernacchioni, Committenti sanminiatesi nell’attività di Domenico di Michelino, i Borromei e i Chellini, in “Bollettino della Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, 57, 1990, pp. 95-118; A.M. Bernacchioni, Le botteghe di pittura: luoghi, strutture e attività, in Maestri e botteghe, a cura di M. Gregori, A. Paolucci, C. A. Luchinat, Cinisello Balsamo 1992, pp. 23-34; C. Lachi, Il problema della bottega di Filippo Lippi: nuove scoperte, in M.P. Mannini, La natività di Filippo Lippi: restauro, saggi e ricerche, Pisa 1995, p. 34; A.M. Bernacchioni, Una proposta di identificazione per il Maestro della Natività Johnson, collaboratore di Filippo Lippi a Prato, in La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico, 1, Pisa 1996, pp. 313-323; C.B. Strehlke, Italian paintings, 1250-1450, in the John G. Johnson Collection and the Philadelphia Museum of Art, Philadelphia 2004, pp. 121-123