CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE

15

TESTA DI AFRODITE, PRODUZIONE ROMANO IMPERIALE DELLA METÀ DEL II SEC. D.C

€ 40.000 / 60.000
Stima
Aggiudicazione
Valuta un'opera simile

TESTA DI AFRODITE
PRODUZIONE ROMANO IMPERIALE DELLA METÀ DEL II SEC. D.C

da un modello tardo classico di gusto prassitelico in marmo bianco a grana fine scolpito, levigato e finito a trapano, alt. cm 28,5

 

Per questo reperto la Soprintendenza Archeologia della Toscana ha avviato il procedimento di vincolo ai sensi del D.Lgs n. 42/2004

 

 

HEAD OF APHRODITE

ROMAN IMPERIAL, MID-2ND CENTURY A.D.
from a late-classical model in the style of Praxiteles 
small grain white marble, carved, polished and finished with a drill, height cm 28.5

 

For this find the Archaeological Superintendence of Tuscany has initiated the procedure for the declaration of cultural interest in accordance with the D. Lgs n. 42/2004

 

Bibliografia: Catalogo della raccolta di antichi marmi di scavo provenienti dalla Villa già Blanc in via Nomentana 216, L’Antonina- Galleria d’Arte, ottobre 1954, p. 7, n. 60

 

 

La dea è raffigurata girata leggermente a destra e con la testa inclinata verso il basso, lo sguardo rivolto in avanti, i capelli molto mossi si separano sulla fronte in piccole ciocche ricadenti e sono divisi al centro per riunirsi in un nodo alla sommità della testa e in uno chignon annodato sulla nuca; la fronte è ampia, le arcate sopracciliari in evidenza con occhi fortemente chiaroscurati con indicazione della palpebra e del dotto lacrimale; il naso è rettilineo, gli zigomi appena rilevati, la bocca è piccola e con labbra carnose leggermente socchiuse, il mento appena pronunciato, il collo mostra la muscolatura; le orecchie sono piccole e in parte coperte dalla capigliatura.

Stato di conservazione: integra ad eccezione di una scheggiatura sul naso, tracce di rilavorazione nella parte anteriore dell’acconciatura.

L’opera è un prodotto di alta qualità di un artigiano romano che guarda ad un modello prassitelico del IV secolo avanti Cristo come l’Afrodite al bagno della quale non replica esattamente tutti i dettagli ma la interpreta e la modifica inserendo piccole caratteristiche personali, come i riccioli che scendono ai lati delle tempie.

L’artista deve aver avuto ben presente anche l’Afrodite accovacciata di Doidalsas, eseguita alla metà del III secolo avanti Cristo, della quale il nostro esemplare ripete in parte la torsione della testa verso destra.

Alcuni confronti calzanti possono istituirsi con una piccola statuetta conservata alla Ny Carlsberg di Copenhagen (IN 2004) in bronzo, con la cosiddetta versione Lely del British Museum (GR 1963.10-29.1) e con un esemplare conservato al Louvre (MR 371).

 

 

The goddess is represented with her head bent forward and slightly to the right, looking ahead; the curly hair, parted in the middle and falling onto the forehead in small locks, is gathered both at the top of the head and in a chignon at the back of the neck; the forehead is broad, the arches of the eyebrows are well-defined, the eyes are strongly contrasted and the eyelids and tear ducts are clearly delineated; the nose is straight, the cheekbones are only just prominent, the slightly open mouth, with its full lips, is small, the contour of the chin is only slightly protruding, the muscles show in the neck; the ears are small and partly concealed by the hair.

Condition: the sculpture is intact, with minimal breakage on the nose, signs of reworking in the hair at the front.

This is a top quality work of art by a Roman artisan who drew inspiration from a model by Praxiteles from the 4th century B.C. like the Aphrodite bathing, which he doesn’t simply reproduce but reinterprets, modifying it by introducing small personal details, such as the curls that fall onto the temples.

The artist must also have been familiar with the Crouching Aphrodite by Doidalsas, executed in the mid-3rd century B.C., from which the turning of the head to the right derives.

The sculpture can be successfully compared with a small bronze statue in the NY Carlsberg in Copenhagen (IN 2004), with the so-called Lely version of the British Museum (GR 1963.10-29.1) and with a statue in the Louvre (MR 371).

 

 

Dalla collezione Blanc

Il barone Alberto Blanc (1835-1904), torinese, segretario di Camillo Benso conte di Cavour, successivamente ambasciatore a Madrid e Costantinopoli, ministro degli Esteri nel governo Crispi, nel 1893  acquistò un terreno sulla Nomentana, quasi di fronte alla Basilica di Sant’Agnese, incaricando del progetto l’architetto Giacomo Boni.

L’architetto era un importante archeologo e sovrintendeva agli scavi archeologici dei Fori e del Palatino. Nel perimetro della proprietà fece collocare un monumento funerario romano da poco rinvenuto nella zona di Tor di Quinto, disegnò poi il casino nobile in stile eclettico e, influenzato dall’amico William Morris e dall’Arte Floreale, affidò ad Adolfo de Carolis tutte le decorazioni di maiolica invetriata all’interno e all’esterno della villa. Di grande suggestione era il giardino d’inverno, usato anche come sala da ballo, in vetro, ghisa e colonnine rivestite di mattonelle art nouveau.

Ultimata nel 1897, Villa Blanc si presentava quindi come uno degli esempi più significativi di quell’architettura che avrebbe ispirato l’arte liberty degli anni Venti a Roma.

Il barone fu un appassionato collezionista di antichità e costituì all’interno della villa e nel suo parco una grande raccolta di reperti archeologici, in particolar modo statuaria, che agli inizi degli anni Cinquanta fu venduta dal figlio Gian Alberto, chimico e scienziato che collaborò per lungo tempo a Parigi con Marie Curie, presso la casa d’aste Antonina di Roma in due successive aste.

Il pezzo qui presentato fu poi riacquistato dal figlio Alberto Carlo Blanc (1906-1960), Professore di Paletnologia alla Sapienza di Roma e fondamentale figura dell’archeologia preistorica italiana, al quale è dedicato il Museo Archeologico di Viareggio, direttamente alle aste dell’Antonina. 

 

From the Blanc Collection

The baron Alberto Blanc from Turin (1835-1904), secretary of Camillo Benso count of Cavour and later ambassador in Madrid and Constantinople, foreign minister in Crispi’s government, purchased a plot of land in the Via Nomentana in 1893, almost opposite the Basilica of Sant’Agnese, entrusting the architect Giacomo Boni with the project.

The architect was an important archaeologist who was supervising the archaeological excavations in the Fora and the Palatine Hill. Under his direction, a Roman funerary monument, rediscovered in the area of Tor di Quinto not long before, was placed within the perimeter of the property; he also designed the casino nobile in an eclectic style and, influenced by his friend William Morris and by Art Nouveau, commissioned Adolfo de Carolis with all the glazed majolica decoration of the interior and the exterior of the villa. The winter garden, also used as a ballroom and composed of glass, cast iron and small columns covered with Art Nouveau tiles, was indeed entrancing.

Completed in 1897, Villa Blanc was therefore one of the most important examples of the architecture that would inspire the Stile Liberty in Rome in the 1920s.

The baron was a passionate collector of antiquities, and established a large collection of archaeological finds – statues in particular – inside the villa and its park; at the beginning of the 1950s his son Gian Alberto, a chemist and scientist who for a long time worked with Marie Curie in Paris, entrusted the Roman auction house Antonina to sell the collection in two consecutive auctions.

The work we are here presenting was later repurchased by his son Alberto Carlo Blanc (1906-1960), Professor of Palethnology at Sapienza University of Rome and major figure of Italian prehistoric archaeology, to whom the Museo Archeologico of Viareggio is dedicated, directly at the Antonina auction sales.