71

Vincenzo Dandini

€ 20.000 / 30.000
Stima
Valuta un'opera simile
Vincenzo Dandini
(Firenze, 1609 – 1675)
MERCURIO
olio su tela, cm 84,5 x 67
 
Il dipinto è corredato da parere scritto di Sandro Bellesi, 10 marzo 2013, di cui si riportano di seguito le parti salienti:
 
“(..) Elegante e raffinata, la tela, eseguita in coppia con un’Allegoria dell’Astronomia di Giovanni Montini proveniente dalla stessa raccolta, mostra requisiti stilistici e pittorici che consentono di poterla ascrivere al catalogo autografo di Vincenzo Dandini, personalità tra le più importanti e originali dell’arte fiorentina della metà del Seicento.
Nato a Firenze nel 1609, Vincenzo Dandini fu educato allo studio della pittura inizialmente presso il fratello Cesare e poi nelle scuole del Passignano e di Matteo Rosselli. Dopo l’immatricolazione all’Accademia del Disegno (1631), il giovane artista ebbe la possibilità di completare i suoi studi a Roma, dove, tra il 1635 e il 1636, fu allievo di Pietro da Cortona. Al rientro in Toscana si affermò, entro breve tempo, come uno dei pittori più à la page e a tale riguardo fu conteso da Casa Medici, dalle famiglie patrizie e dagli ordini religiosi più importanti. Attratto inizialmente dalla lezione barocca romana, dalle novità della pittura emiliana di ambito reniano e dal linguaggio libertino furiniano, Dandini si accostò gradualmente, nel corso del tempo, agli ideali etici e spirituali neo-savonaroliani. Tali inclinazioni religiose, sottolineate nelle fonti antichi e nei documenti oggi noti, portarono l’artista, nei suoi ultimi anni di vita, a dedicarsi soprattutto all’esecuzione di dipinti sacri, improntati su una spiritualità pura e profonda scevra di patetismi devozionali. Maestro fiorentino tra i più importanti del suo tempo, Vincenzo Dandini, morto nella città natale nel 1675, ebbe una scuola rinomatissima, nella quale si formarono artisti di primo piano come il nipote Piero, Anton Domenico Gabbiani e Giovan Battista Foggini (sull’artista si veda Bellesi 2009, pp. 127-129; con bibliografia precedente).
Collocabile cronologicamente tra la fine degli anni quaranta e l’inizio del decennio successivo, la tela, deferente alla lezione del fratello maggiore Cesare e sensibile alle pitture di Lorenzo Lippi e Giovanni Martinelli, presenta affinità lessicali e tipologiche stringenti con vari dipinti di Vincenzo, riferibili più o meno al tempo sopra indicato, tra i quali appare sufficiente menzionare, per maggiori pertinenze stilistiche, la Baccante nella Galleria Corsini, databile al 1650, e il pressoché coevo Ganimede nelle collezioni della Banca Popolare di Vicenza a Prato (per queste opere si veda Bellesi 2003, pp. 102-105, nn. 25-26; con bibliografia precedente).
 
Bibliografia di riferimento: S. Bellesi, Vincenzo Dandini e la pittura a Firenze alla metà del Seicento, Ospedaletto/Pisa 2003; S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del ‘600 e ‘700. Biografie e opere, I, Firenze 2009.