Opere di eccezionale interesse storico-artistico

Firenze, 
gio 28 Settembre 2017
Asta Live 232
5

Piero di Cosimo

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Piero di Cosimo

(Firenze 1462-1522)

TRITONI E NEREIDI, CON SATIRI E ITTIOCENTAURO

1500-1505 circa

tempera su tavola, cm 37x158

 

Opera dichiarata di interesse culturale particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico delle Marche, con D.Lgs del 22 gennaio 2004, in data 6 luglio 2004

 

Provenienza

Palazzo Vespucci, poi Salviati, Firenze

Collezione Davis, Newport,1880

Collezione S.J. Freedberg,1946

Collezione Maria Callas, 1975

Milano, Altomani & Sons

 

Esposizioni

Piero di Cosimo 1462-1522. Pittore eccentrico tra Rinascimento e Maniera, Firenze, Uffizi (23 giugno -27 settembre 2015), n. 36 a

 

Referenze fotografiche

Fototeca Zeri, busta 0182; fasc. 4, scheda 14125

 

Bibliografia

L'opera completa di Piero di Cosimo, a cura di M. Bacci, Milano 1976, pp. 90-91, scheda e fig. 27

Piero di Cosimo 1462-1522. Pittore eccentrico tra Rinascimento e Maniera, catalogo della mostra a cura di E. Capretti, A. Forlani Tempesti, S. Padovani, D. Parenti, Firenze 2015, pp. 284-285, n. 36 a-b

Bryn Schockmel, To Each His (or Her) Own: Piero di Cosimo’s Bacchanals for the Palazzo Vespucci, “North Street Review”, Boston University, 15 aprile 2016

 

 

“Giocondo e facile pittore, forte e armonioso colorista, che risuscitava liberamente col suo pennello le favole pagane”.

Così Gabriele d’Annunzio descrive Piero di Cosimo ne Il Piacere, dandoci subito l’idea delle doti di questo artista insolito, unico e singolare che stupisce tuttora per l'irrequietezza e la libertà d'invenzione.

Piero di Cosimo, o più correttamente di Pietro di Lorenzo, era figlio Lorenzo di Pietro d'Antonio artigiano che lavorava il ferro. Il nome con cui è conosciuto lo ereditò però dal pittore Cosimo Rosselli di cui fu apprendista dal 1480. 

Sappiamo da Giorgio Vasari, fonte principale sulla vita di Piero di Cosimo, che il maestro “lo prese più che volentieri, e fra molti discepoli ch'egli aveva, vedendolo crescere, con gli anni e con la virtù gli portò amore come a figliuolo, e per tale lo tenne sempre” (Le Vite, vol. IV, p. 60).

Le influenze stilistiche principali dell’arte di Piero vengono, più che da Cosimo Rosselli, da Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio e Luca Signorelli, senza dimenticare la forte impronta lasciata da Leonardo da Vinci per le soluzioni atmosferiche e il delicato luminismo.

Piero si qualifica come pittore innovativo nel panorama della pittura del secondo Quattrocento fiorentino per la grande fantasia e la capacità analitica di rappresentare la realtà tipica dei fiamminghi. Ed è proprio grazie allo studio della pittura fiamminga che l’artista raggiunge una finezza di dettagli, una cura e un’attenzione nella sua arte riuscendo a unire il disegno toscano al cromatismo dei veneti.

Rientra a buon diritto tra le opere più originali dell’artista la spumeggiante tavola qui offerta raffigurante Tritoni e nereidi, con satiri ed ittiocentauri che è stata esposta nel 2015 alla mostra monografica Piero di Cosimo 1462-1522. Pittore eccentrico tra Rinascimento e Maniera presso la Galleria degli Uffizi (23 giugno -27 settembre 2015).

Nella scheda di catalogo della mostra Elena Capretti cerca di ricostruire la committenza di questa tavola che probabilmente costituiva, insieme al suo pendant: Tritoni e nereidi, con satiri, fig. 4 (oggi a Washington, D.C, Collection of Catherine Blanton and Sidney J. Freedberg), “un fregio all’interno del fornimento ligneo di una camera, forse al margine superiore di una spalliera”.

I due dipinti condividono la stessa composizione a fregio continuo con una teoria di personaggi marini: nereidi, tritoni – creature mitologiche con la parte superiore umana e quella inferiore pisciforme – oltre a piccoli satiri.

Le figure, che sono posizionate simmetricamente in primo piano, sembrano lanciarsi in una danza giocosa e travolgente che dal mare li fa arrivare fino alla spiaggia dove le onde depositano conchiglie variegate descritte minuziosamente.

Le tavole dovevano formare un fregio ornamentale continuo, secondo un modulo figurativo derivante dalla scultura dei sarcofagi di età romana di cui troviamo proprio un esemplare con una nereide seduta su un ittiocentauro anche alla Galleria degli Uffizi (si veda Piero di Cosimo 1462-1522 cit., pp. 286-287, n. 37). Questo riferimento indica l’interesse sempre vivo degli artisti della seconda metà del Quattrocento per i modelli derivati dalla classicità.

I due cortei marini come indica E. Capretti “avrebbero potuto accompagnare le «storie baccanarie» dipinte dall’artista per una stanza della dimora di Giovanni Vespucci in via dei Servi, di cui dovevano far parte le famosissime Storie di Bacco e Sileno a Worcester e Cambridge (…) tritoni e nereidi sarebbero dunque stati la controparte marina dei satiri e delle menadi fra i protagonisti dei dipinti principali”. L'inserimento dei satiri nella nostra processione marina è un'innovazione che Piero verosimilmente ideò per collegare i fregi proprio alle Storie di Bacco e Sileno, la scoperta del miele (fig. 2) e le disavventure di Sileno (fig. 3).

I quattro dipinti dovevano così far parte di un unico episodio compositivo relativo alla celebrazione di un matrimonio; del resto mostrano coerenza anche dal punto di vista stilistico poiché le figure dei fregi condividono la stessa freschezza compositiva delle movimentate creature che popolano le due tavole di Worcester e Cambridge.

Vasari cita come lavoro per Giovanni Vespucci “che stava dirimpetto a S. Michele della via de’ Servi, oggi di Pier Salviati, alcune storie baccanarie che sono intorno a una camera; nelle quali fece sì strani fauni, satiri, silvani e putti, e baccanti, che è una meraviglia vedere la diversità de’zaini e delle vesti, e la varietà delle cere caprine, con una grazia ed imitazione verissima”. Queste "storie baccanarie" sono poi state riconosciute come le già citate Storie di Sileno da Waagen nel 1857 con riferimento a Piero di Cosimo e da Ulmann nel 1896 in relazione al ciclo descritto dal Vasari avvalorando così l’illustre committenza Vespucci.

I Vespucci furono una delle più importanti famiglie nobiliari fiorentine tra XV e XVI secolo; tra i personaggi più noti che appartennero alla famiglia vanno menzionati l’esploratore Amerigo e la bellissima nobildonna genovese Simonetta Cattaneo che nel 1469 sposò Marco Vespucci. Della donna più bella del Rinascimento, amata anche da Giuliano dei Medici, proprio Piero di Cosimo realizzò un ritratto famosissimo nel quale è raffigurata come Cleopatra con l’aspide al collo e che ora si trova al Museo Condé di Chantilly (fig. 1).

Un altro personaggio di spicco della famiglia fu certamente Guidantonio Vespucci (1436-1501) statista, diplomatico e uomo di lettere. Con il nipote Amerigo, si recò in Francia come ambasciatore del re Luigi XI. Fu Guidantonio a comprare, nel marzo del 1499, la casa in via de' Servi, appartenuta a Lorenzo il Magnifico, e venduta poi nel 1533 a Piero Salviati.

Meno conosciuto è Giovanni Vespucci (1476-1549), figlio di Guidantonio che era letterato e latinista.

Nel 1500 Giovanni sposò Namiciana di Benedetto Nerli, ed è possibile che Le storie di Sileno di Piero siano state commissionate proprio per il loro matrimonio; sebbene Vasari affermi che sia stato Giovanni il committente è più verosimile che sia stato il padre Guidantonio a patrocinare la commissione come regalo di nozze per gli sposi. Le opere avrebbero potuto essere ammirate nella camera da letto della coppia che era aperta anche ai visitatori per mostrare la cultura e lo status dei padroni di casa.

L'argomento scelto, oltre a essere giocoso, doveva essere istruttivo e incoraggiare gli sposi ad essere degni del loro nuovo ruolo nella conduzione della vita familiare in modo da renderla feconda e dolce come il miele. Naturalmente, come indicato nella tavola Le disavventure di Sileno, l’amore sebbene dolce come miele può essere talvolta doloroso, come la puntura della vespa; esattamente come capita al maldestro protagonista che nel tentativo di raccogliere il prezioso nettare viene punto dall’insetto. Un insetto non casuale la “vespa” che allude al nome della famiglia committente.

I dipinti avrebbero dovuto evidenziare inoltre l'educazione umanistica dello sposo Giovanni, vista la derivazione del tema dai Fasti di Ovidio e mostrare il ruolo di Namiciana come moglie amorosa, madre e custode della casa, considerati i numerosi riferimenti iconografici alla maternità presenti nel quadro (si veda la satiressa che allatta in primo piano a sinistra del dipinto di Worcester, fig. 2)

Piero di Cosimo riesce così a creare un ciclo di dipinti che a prima vista sembrano unicamente giocosi e divertenti, ma che nascondo un livello interpretativo più profondo con significati ben precisi per i destinatari e i loro ospiti.

Nella relazione tecnico scientifica redatta dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, il notevole interesse del nostro pannello, a cui è seguita la notifica, deriva inoltre dall’estrema rarità delle opere di Piero di Cosimo nelle collezioni pubbliche italiane con conseguente danno al patrimonio storico-culturale per una possibile uscita dall’Italia.

Tra le particolarità legate alla nostra tavola raffigurante Tritoni e nereidi, con satiri ed ittiocentauri ricordiamo che negli anni Settanta del secolo scorso fu di proprietà della grande cantante lirica Maria Callas, probabile rimembranza delle sponde mitiche della sua madre patria greca.