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Firenze, 
mer 14 Febbraio 2018
Asta Live 244
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(Galateo) DELLA CASA, Giovanni. Rime, et Prose di m. Giouanni Della Casa. Impresse in Vinegia, per Nicolo Bevilacqua, nel mese d’ottobre 1558 (Impresse in Vinegia, ad instantia di m. Erasmo Gemini).

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(Galateo) DELLA CASA, Giovanni. Rime, et Prose di m. Giouanni Della Casa. Impresse in Vinegia, per Nicolo Bevilacqua, nel mese d’ottobre 1558 (Impresse in Vinegia, ad instantia di m. Erasmo Gemini).

In 4to (234 x 160 mm). [xii] pp. 57-170 [2] pp. Iniziali e fregi xilografici. Nota di appartenenza coeva di Alessandro Puccinelli. Pergamena flessibile coeva con disegno circolare al piatto anteriore. Una pallida gora, piatto posteriore sciupato.

PRIMA EDIZIONE del celebre Galateo di Monsignor Della Casa, che inizia a pagina 82 con il titolo “Trattato di messer Giovanni Della Casa, nel quale sotto la persona d’un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto si ragiona de modi, che si debbono o tenere, o schifare nella comune conversatione, cognominato Galatheo overo De costumi.” L’opera è un breve scritto, pubblicato postumo nel 1558 ma composto dal Della Casa probabilmente tra il 1550 e il 1555, in un periodo di tranquillità seguito alla rinuncia di molte sue cariche e precedente la nomina a Segretario di stato voluta da Papa Paolo IV. Si chiama “Galateo” in quanto dedicato a Galeazzo Florimonte, vescovo prima di Aquino e poi di Sessa Aurunca, di cui “Galatheus” è la forma latina del nome. Il trattato, scritto in forma di dialogo platonico, per quanto l’interlocutore stia in ascolto del “vecchio” per tutto il tempo, condensa le molteplici esperienze di diplomazia e di vita cortigiana accumulate dal Della Casa ed offre una serie di insegnamenti pratici ma anche relativi alla morale. Vi si esaltano la cortesia e le buone maniere, e vi sono descritti: i comportamenti da tenere in compagnia e tavola; come vestirsi e pettinarsi; di cosa parlare, e come; tutti gli atteggiamenti ed i vizi da evitare, ecc. La presente copia, rilegata presumibilmente ab origine senza le Rime, et prose (il dorso della legatura in pergamena non è abbastanza ampio per contenere le circa 35 carte assenti), reca una nota di proprietà coeva a nome di Alessandro Puccinelli, forse il medico lucchese autore di un trattato sulle cause della peste pubblicato a Lucca nel 1577.