Firenze, 
mar 15 Maggio 2018
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Scuola Veneziana, fine del sec. XVIII

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Scuola Veneziana, fine del sec. XVIII 

IL BUCINTORO A SAN NICOLO' DI LIDO

olio su tela, cm 67x100

 

Proveniente da una raccolta veneziana, l’inedito dipinto qui presentato riproduce con pressoché assoluta fedeltà e con identiche dimensioni la nota veduta di Francesco Guardi ora al museo del Louvre, parte della celebre serie dedicata alle cerimonie dogali composta da dodici tele ora divise tra il Louvre e altri musei della Francia e del Belgio.

I numerosi interventi sulla serie da parte dei principali specialisti di Settecento veneziano sono stati riassunti da Margherita Azzi Visentini in occasione della mostra organizzata nel 1993 dalla Fondazione Cini di Venezia a cura di Sandro Bettagno (Francesco Guardi. Vedute Capricci Feste. Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, 28 agosto – 21 novembre 1993) a cui fu esposta anche la tela del Louvre da cui la nostra deriva (si veda il catalogo, Venezia 1993, pp. 177-180 e 186-87, dove il dipinto è tuttavia riprodotto al contrario).

Come ormai accertato, il ciclo delle cerimonie dogali dipinto da Francesco Guardi tra il settimo e l’ottavo decennio del Settecento si pone in stretta relazione con la serie di incisioni pubblicate a Venezia nel 1766 da Francesco Furlanetto ed eseguite da Giovan Battista Brustolon su invenzione del Canaletto. Poiché le tavole recano l’iscrizione “Antonius Canal pinxit” si è anzi pensato che esistesse una sua serie dipinta – in realtà mai rintracciata – o che fosse sua quella di cui il nostro soggetto fa parte, riconosciuta invece a Francesco Guardi in maniera definitiva a partire dagli studi di Giuseppe Fiocco nel 1923.

Di Antonio Canal si conoscono invece dieci disegni, “belli quanto quadri” secondo il parere di un testimone settecentesco, acquistati a Venezia nel 1789 da sir Richard Colt Hoare; dispersi a una vendita Christie’s nel 1883, sono stati eccezionalmente riuniti a Venezia cent’anni dopo, di nuovo ad opera della Fondazione Cini (Canaletto. Disegni. Dipinti. Incisioni, Venezia 1982. Catalogo a cura di A. Bettagno, pp. 51-52, nn. 64-72). Il confronto tra disegni, incisioni e dipinti stabilisce peraltro la derivazione della serie dipinta da quella incisa, stabilendone l’ante quem nel 1766. Unico riferimento a una possibile committenza del ciclo è il dogato di Alvise IV Mocenigo (1763-1778), di cui compare in alcune tavole il ritratto e lo stemma.

Eseguite nel corso di un decennio a partire dal 1766, le tele di Francesco Guardi rimasero a Venezia per un tempo assai breve, se già nel 1793 erano sequestrate dal governo rivoluzionario francese al collezionista belga, il barone de Pestre de Seneffe, che da un tempo imprecisato le possedeva a Parigi.

Insieme all’episodio che lo precede – la partenza del Bucintoro dal Molo - e che si riferisce anch’esso alla Sensa, la festa del Redentore, il Ritorno del Bucintoro da San Nicolò oggi al Louvre è anzi considerato per motivi stilistici una delle ultime scene del ciclo ad essere stata dipinta, un dato che restringe in maniera considerevole il lasso di tempo in cui la nostra tela poté essere eseguita, nella stretta cerchia di Francesco Guardi e forse proprio nella sua bottega.

La tela raffigura, come si è detto, il corteo dogale che dopo il ricevimento presso il convento di San Nicolò attraverso un passaggio coperto effimero si imbarca nuovamente sul Bucintoro per tornare a Venezia. Protagonista della scena è però la laguna veneta solcata da imbarcazioni di ogni tipo per questa celebrazione della Serenissima ormai in declino.