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lun 16 - mar 17 Dicembre 2019
Asta Live 323
18

GAFFURIO, Franchino. Practica musice Franchini Gafori Laudensis (Impressa Mediolani opera & impensa Ioannis Petri de Lomatio per Guillermum Signerre, 1496 die vltimo Septembris).

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GAFFURIO, Franchino. Practica musice Franchini Gafori Laudensis (Impressa Mediolani opera & impensa Ioannis Petri de Lomatio per Guillermum Signerre, 1496 die vltimo Septembris).

In folio (272 x 195 mm). [112] carte. Segnatura [gamma]4 ab8 c6 2a-2k8 2l6. Completo. Frontespizio con grande illustrazione xilografica che raffigura la concordanza tra ordine cosmico e musicale, incipit del primo libro entro larga cornice xilografica (ripetuta all’inizio del terzo libro) abitata in basso da allievi con il loro insegnante Gaffurio, in alto da putti suonatori e ghirlande, e con grande iniziale xilografica; incipit del secondo libro entro larga cornice xilografica (ripetuta all’inizio del quarto libro) abitata da musicisti, putti e ghirlande, e con grande iniziale xilografica; numerosissime notazioni musicali nel testo. Pergamena rigida settecentesca, dorso a nervi con tassello in marocchino rosso e filetti dorati, tagli spruzzati. Ex libris armoriali di Carlo Archinto, conte di Tainate, e della Bibliothèque Mery de Bellegarde. Cornici talora leggermente rifilate, qualche trascurabile macchiolina marginale, antica cucitura a hh8 (senza perdite di testo), forellini di tarlo alle ultime carte, per il resto copia ottima.

RARA PRIMA EDIZIONE, CON ILLUSTRE PROVENIENZA, del più noto dei tre importanti trattati musicali scritti da Franchino Gaffurio (1451-1522), celebre teorico musicale e compositore rinascimentale, nonché magister della Cappella Musicale del Duomo di Milano per oltre quarant’anni, primo cantore alla corte di Ludovico il Moro, e amico di Leonardo da Vinci. Studioso dedito a numerose arti e discipline, Gaffurio riprese la tradizione medievale risalente al De institutione musica di Severino Boezio e “sviluppò “una sorta di “filosofia della musica” in cui l’arte dei suoni veniva assimilata alla scienza dei numeri e trattata in base a proporzioni matematiche, raccordandosi in tal modo alla tradizione pitagorica e neoplatonica che considerava l’armonia dei suoni come il risultato di precisi rapporti numerici. La musica dunque non era più e solo un’arte pratica, ma anche una disciplina speculativa le cui leggi erano simili a quelle che regolavano il moto dei corpi celesti.” Questo concetto è ben sintetizzato dallo splendido frontespizio xilografico del il Practica musice, che “doveva mostrare «il concordante ordine di muse, astri, modi e corde». Le linee curve che, per così dire, rappresentano le corde della lira universale congiungono otto clipei dedicati alle muse, localizzati nel bordo sinistro dell’immagine, con altrettanti clipei posti sul lato opposto, in cui però si trovano i sette pianeti e il cielo delle stelle fisse. Mediante iscrizioni inserite nelle corde/linee, ogni coppia di muse e pianeti viene correlata a una nota e alla sua rispettiva tonalità. La nona musa, Talia, e assegnata alla Terra, la quale -  immobile e perciò muta -  non poteva essere inserita nel sistema di concordanze fra muse sonanti e pianeti. Essendo il centro del cosmo, la Terra occupa il centro del bordo inferiore, circondata da acqua, aria e fuoco (Aqua, Aer, Ignis) e dalle soprastanti orbite planetarie. Al centro del bordo superiore, e quindi secondo la logica dell’immagine al di sopra tutti i pianeti e del cielo delle stelle fisse, troneggia Apollo. I suoi piedi poggiano signorilmente sull’estremità caudale di un enorme mostro il cui corpo serpentiforme proteso verso il basso attraversa verticalmente le corde/linee per poggiare infine le sue tre teste sull’arco superiore del globo terrestre, collegando significativamente tra loro tutti gli elementi dell’immagine. In tal modo la ‘serpentina’ che tutto collega visualizza un principio cosmico partendo da un’esperienza facilmente verificabile, ovvero che ogni singola corda pizzicata fa vibrare tutte le altre. Quando Apollo pizzica la corda superiore della lira cosmica, le vibrazioni vengono trasmesse da una sfera/corda all’altra, verso il basso, raggiungendo di conseguenza anche la tanto lontana terra. Oltre alle vibrazioni, che si trasmettono invisibilmente da una corda all’altra, anche lo stesso corpo serpentiforme è un simbolo del principio qui discusso - l’impulso che un serpente riceve alla sua coda raggiunge anche l’altra estremità del corpo, ovvero la testa. Lo schema illustra quindi con estrema chiarezza il carattere di interconnessione della terra, e di tutte le sue creature viventi, all’insieme dell’universo. Il frontespizio è al contempo un commento per immagini al neoplatonismo fiorentino, che Gaffurio studiò approfonditamente. Per i neoplatonici, la fede in una concordanza armonica tra cosmo e mondo sublunare era altrettanto fondamentale quanto l’idea che la costante discesa sulla terra di una forza spirituale fosse perfettamente conciliabile con la sua stabile presenza nella sommità del cielo.” (Susanne Pollack, “Il suono delle corde genera immagini: La lira nelle rappresentazioni italiane di Apollo e Orfeo”, in Il dolce potere delle corde: Orfeo, Apollo, Arione e Davide nella grafica tra Quattro e Cinquecento, ed. S. Pollak (Firenze: Olschki, 2012), pp. 11-24, www.examenapium.it) Il Practica musicae, ebbe grande diffusione e contribuì allo sviluppo di rigorose indagini filosofiche e scientifiche intorno alla musica. Carlo Archinto, marchese di Parona e conte di Tainate (1670-1732), fondò a Milano, nel 1732, l’Accademia dei Cavalieri, “che protesse le scienze e le belle arti e diede vita, alcuni anni dopo, alla Société palatine (Società Palatina), associazione di nobili amanti delle lettere […] che si riunivano nel suo palazzo per discutere. Si prodigò in quegli stessi anni per ingrandire la già ricca raccolta di libri di famiglia e promosse Ludovico Antonio Muratori nella pubblicazione del suo Rerum Italicarum Scriptores.” (Wikipedia)

 

Goff G3. GW10434. BMC VI 789, XII 56. IGI 4112. ISTC ig00003000 (57 copie in istituzioni pubbliche nel mondo, di cui 17 in Italia).

 

RARE FIRST EDITION, WITH ILLUSTRIOUS PROVENANCE, of the best known among the three important musical treatises written by Franchino Gaffurio (1451-1522), celebrated musical theorist and composer of the Renaissance, as well as magister of the Musical Chapel of Milan Cathedral for over forty years, first singer at the court of Ludovico il Moro, and friend of Leonardo da Vinci. Detailed description and additional images upon request.