Dal Rinascimento al Primo '900 Percorso attraverso 5 secoli di pittura | DIPINTI ANTICHI

Firenze, 
mer 1 Luglio 2020
Asta Live 338
37

Scuola romana, prima metà sec. XVIII

€ 6.000 / 8.000
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Scuola romana, prima metà sec. XVIII

RITRATTO DEL CARDINALE GIUSEPPE RENATO IMPERIALI (1651-1737)

olio su tela, cm 101x75,5

 

Roman school, first half of 18th century

PORTRAIT OF CARDINAL GIUSEPPE RENATO IMPERIALI (1651-1737)

oil on canvas, cm 101x75,5

 

Fra i protagonisti della Curia romana a partire dal pontificato di Clemente XI Albani (1700-1721) e candidato egli stesso al pontificato nei conclavi del 1724 e del 1730, Giuseppe Renato Imperiali, cardinale dal 1690, si distinse per la sua attività quale prefetto della Congregazione del Buon Governo, responsabile dell’amministrazione delle finanze dello Stato della Chiesa. Tra i suoi molti incarichi, anche la cura di numerosi edifici ecclesiastici e civili di cui promosse il restauro e l’abbellimento ad opera dei maggiori artisti del tempo. Vertice della sua carriera politica, la nomina a Legato Imperiale a latere in virtù della quale accompagnò l’imperatore Carlo VI d’Asburgo nel corso del suo viaggio in Italia, tra l’autunno del 1711 e il gennaio successivo. L’entrata congiunta a Milano, descritta dalle cronache contemporanee, fu celebrata da un grande dipinto di Domenico Maria Viani.

L’interesse del personaggio risiede altresì nella sua attività di collezionista e bibliofilo, ampiamente documentata dalle fonti storico-artistiche che ricordano gli artisti protetti dal cardinale e i prestiti da lui concessi alle mostre organizzate ogni anno a San Salvatore in Lauro, oltre che dall’inventario della collezione redatto alla sua morte nel 1737. Pubblicato da Simonetta Prosperi Valenti Rodinò (Il cardinale Giuseppe Imperiali committente e collezionista, in “Bollettino d’arte” XLI, 1987, pp. 17-60) il documento descrive la collezione di dipinti e sculture, per lo più dedicata ad artisti contemporanei ma non priva di opere del Cinquecento acquisite nel corso della legazione a Ferrara, dal 1691 al 1697, e il raffinatissimo arredo delle sale di palazzo Ferraioli a piazza Colonna, ove accanto a oggetti preziosi spiccavano le porcellane orientali, così alla moda nel Settecento.

Come da disposizioni testamentarie, la collezione del cardinale fu dispersa appena dopo la sua morte allo scopo di finanziare il mantenimento e l’apertura al pubblico della sua biblioteca. Frequentata da studiosi del calibro di Giuseppe Bottari, anche la biblioteca Imperiali fu dispersa alla fine del XVIII secolo.

La memoria della collezione è affidata, oltre che ai documenti, a un esiguo numero di opere identificate e ai pittori ricordati dalle fonti biografiche per essere stati protetti dal cardinale, primo fra tutti Francesco Fernandi, detto appunto Imperiali, di grande successo presso il pubblico inglese, e Cristoforo Munari.

Il cardinale fu celebrato dal monumento funebre eretto nella chiesa di Sant’Agostino, in posizione simmetrica rispetto a quello che egli stesso aveva commissionato per lo zio, il cardinale Lorenzo, a cui doveva l’avviamento alla carriera ecclesiastica. Inaugurato nell’agosto del 1745, secondo quanto riporta il Diario Ordinario, fu progettato dall’architetto senese Paolo Posi e ornato da figure allegoriche scolpite da Pietro Bracci; queste affiancavano l’epigrafe celebrante il defunto e ne sorreggevano il ritratto, realizzato in mosaico minuto da Pietro Paolo Cristofari.

Il dipinto qui offerto è appunto il modello di quel ritratto, trasposto in mosaico sulla base di un disegno di Ignazio Stern che, con ogni evidenza, si limitò ad aggiornare l’aspetto del cardinale imbiancandone i capelli e ammorbidendo i contorni del viso. Altrettanto vivace è però lo sguardo, oltre che identica la posa e le pieghe della mozzetta secondo il modello del ritratto cardinalizio messo alla moda dal Baciccio nell’ultimo quarto del XVII secolo.

Sappiamo dall’inventario della collezione che il cardinale Imperiali e i suoi congiunti si valsero dei maggiori ritrattisti del momento, dal Baciccio stesso a Francesco Trevisani, al meno noto Pietro Nelli che lo raffigurò al momento della nomina, nel 1690. Il nostro ritratto sembra altresì il modello per l’incisione di Gaspare Massi (1698-1731) pubblicata nel primo volume di Mario Guarnacci, Vitae et Res Gestae Pontificorum Romanorum et S.R.E. Ecclesiae Cardinalum, Roma 1751, col. 359.

L’età apparente del cardinale, tra i sessanta e i settant’anni, ne suggerisce l’esecuzione intorno al 1710-15.