ARCADE | DIPINTI DEL XIX E XX SECOLO

272

Giulio Aristide Sartorio
(Roma, 1860 - Roma, 1932)

Giulio Aristide Sartorio

€ 8.000 / 15.000
Stima
Valuta un'opera simile

Giulio Aristide Sartorio

(Roma 1860 - 1932)

STUDIO PER IL FREGIO DELLA SALA DEL LAZIO (1906)

olio su tela, cm 99,5x54

 

STUDY FOR THE FRIEZE OF LAZIO ROOM (1906)

oil on canvas, 99,5x54 cm

 

L'opera è corredata di attestato di archiviazione presso l'Archivio G.A. Sartorio

 

The artwork has a certificate of registration at Archivio G.A. Sartorio

 

Le due figure maschili dalla muscolatura longilinea e nervosa tipicamente sartoriana costituiscono un inedito studio per un particolare del ‘Fregio della Sala del Lazio’, ovvero il ciclo eseguito da Sartorio a ornamento della sala della propria regione per l’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 a celebrazione dell’apertura del Valico del Sempione.

Mediante la pittura monocroma, i due nudi virili restituiscono alla contemplazione del fruitore tutta l’istintiva e sprezzante abilità tecnica di Sartorio, che sceglie di affrontare con potenza simbolica un ambizioso tema -Dalla caduta di Roma imperiale e l’invasione barbarica al Rinascimento, Dalle grandi scoperte traverso le tristi età, al risorgere vivo della Stirpe, Dalla favola di Pegaseo, a la nuova conquista delle arti liberali, Dal mito delle forse brute domate, alle conquiste ultime della scienza-, articolando la composizione in un continuum di uomini, donne e animali plasticamente animati, quale prodromo del fregio de “Il Poema della vita umana”, presentato alla Biennale veneziana l’anno seguente. Sostenuto da una profonda coscienza critica derivante dallo studio delle manifestazioni artistiche dei Maestri della Classicità e del Rinascimento sino alle espressioni a lui contemporanee, l’artista dà luogo a una rielaborazione personale, virtuosa e intelligente, tesa all’ ‘invenzione’ di un’arte nazionale. Così gli insegnamenti del fregio fidiaco incontrano la tensione monumentale dei corpi michelangioleschi o la grazia mistica di matrice botticelliana, talvolta lette alla lente fascinosa del fenomeno preraffaellita, generando un ritmo vitalistico, crogiuolo di simbolismo e decadentismo, che troverà la massima espressione nell’iperbolico Fregio di Montecitorio (1908-1912).