DIPINTI DEL SECOLO XIX

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Raffaello Sernesi
(Firenze, 1838 - Bolzano, 1866)

Raffaello Sernesi

€ 5.000 / 10.000
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Raffaello Sernesi

(Firenze 1838 - Bolzano 1866)

DUELLO A POGGIO IMPERIALE

olio su tela, cm 59,5x45

retro: sul telaio titolato, tracce di cartiglio della Galleria Pesaro di Milano, cartiglio "430", cartiglio "XI", cartiglio della Mostra dei Macchiaioli (Roma, GNAM, maggio 1956), sulla tela timbro della collezione Borgiotti a firma M. Borgiotti

 

DUEL AT POGGIO IMPERIALE

oil on canvas, 59.5x45 cm

on the reverse: on the stretcher titled, label traces of the Galleria Pesaro in Milan, label N. "430", label "XI", label of the exhibition Mostra dei Macchiaioli (Roma, GNAM, maggio 1956), on the canvas stamp of the collezione Borgiotti signed by M. Borgiotti

 

Provenienza

Collezione Bianchi-Biffoli

Collezione Rosselli

Collezione Botasso, Genova

Collezione Mario Borgiotti

Collezione privata

 

Esposizioni

Mostra del Centenario della Società Amatori e Cultori d'Arte a Roma - Mostra dell'Ottocento, Roma, 1930, n.7

I Macchiaioli, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, maggio-luglio 1956, Sala XX, n.78

 

Bibliografia

T. Signorini, Raffaello Sernesi morto il 14 Agosto 1866 nello Spedale Militare di Bolzano, in "Gazzettino delle Arti e del Disegno", n.29, 3 agosto 1867

Pittura dell'Ottocento - Collezione G. B. Galleria Scopinich, Milano 1933, n.195

I Macchiaioli toscani ed altri maestri dell'ottocento nella raccolta G. Gherardi di Firenze (Milano, Galleria Guglielmi, novembre 1951), Milano 1951, n.50, tav.12

P. Bucarelli e G. Carandente, I Macchiaioli, catalogo della mostra (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, maggio-luglio 1956), Roma 1956, n.78, fig.31

P. Lecaldano, I grandi maestri della pittura italiana dell'Ottocento, Milano 1960, vol.II, tav.38

G. Intersimone, Poetica di Raffaello Sernesi, Milano 1968, tav.CII

G. Mantovani, Raffaello Sernesi, in "Critica d'Arte", marzo-maggio 1968, p.39

M. Monteverdi, Storia della pittura italiana dell'Ottocento, Milano 1975, tav. LXXIX

G. Daddi, Raffaello Sernesi, Oggiono 1977, pp. 152.153

 

Dopo appena 3/4 d'ora di combattimento fui colpito da una palla nell'estremità della gamba sinistra e restai sul campo fino alla fine del combattimento. Gli Austriaci restati padroni del campo vennero a prendere i feriti per trasportarli negli Ospedali. Io ora mi trovo nello Spedale di Bolzano dove siamo ricolmati di cure e di gentilezze, che fano dimenticare un poco l'esser lontano dalla sua Patria. La mia ferita non è grave, sicché non potrà aver triste conseguenza, per cui tranquillizzatevi che finita la guerra tornerò tra voi.

Così scrive il giovane macchiaiolo Raffaello Sernesi alla sorella Olimpia il 21 luglio 1866, senza sapere di non poter mantenere la promessa fatta, destinato a morire il mese successivo lasciando il mondo dell’arte a soli 28 anni. Quel mondo per cui si era battuto con tutto sé stesso, abbracciando la rivoluzione macchiaiola con il medesimo impeto patriottico con cui decise di battersi nella seconda e terza guerra di indipendenza. Sernesi non tornerà mai a casa dalla famiglia, ma di lui rimarrà quello che si ritiene essere -con l’inevitabilità di suggestioni quasi profetiche- il suo ultimo quadro: Duello a Poggio Imperiale.

Un filo diretto lega dunque il bozzetto venduto da Pandolfini nell’asta del 14 maggio 2019 alla straordinaria versione definitiva che abbiamo l’onore di riportare alla luce nel nostro catalogo. Rispetto al bozzetto, nell’opera presentata -anch’essa databile al fatidico 1866- il sentiero sterrato si arricchisce dei protagonisti di spalle -dei quali si conserva uno studio a matita presso il Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi-, mentre il muretto permane a delimitare l’orizzonte e le chiome degli alberi sono lambite dai raggi del sole. Il pennello del pittore costruisce la scena con quell’equilibrio strutturale e cromatico in grado di rivelare le instancabili ricerche della poetica della ‘macchia’, la consapevolezza della complessità nella ricerca della semplicità e l’amore per una natura non edulcorata, mentre la sensibilità malinconica e delicata dell’artista accompagna lo spettatore in un angolo silente, nell’apparente quiete che può precedere l’evento che può cambiare la vita o addirittura porvi fine.