IMPORTANTI MAIOLICHE DAL RINASCIMENTO AL SETTECENTO

Firenze, 
gio 26 Ottobre 2023
Asta Live 1252
44

COPPA, URBINO O DUCATO DI URBINO, 1560 CIRCA

€ 2.000 / 3.000
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COPPA, URBINO O DUCATO DI URBINO, 1560 CIRCA

in maiolica decorata in policromia verde ramina, giallo, giallo arancio, blu di cobalto, bruno di manganese e bianco di stagno. Sotto il piede iscrizione in blu in corsivo "Dedalo si fuggì et/ Ichare cade nelonda"; diam. cm 24,6, diam. piede cm 4,6, alt. cm 12,6

 

A BOWL, URBINO OR DUCHY OF URBINO, CIRCA 1560

 

Bibliografia di confronto

C. Ravanelli Guidotti, “Maioliche della più bella fabbrica”. Selezione dalle Civiche Collezioni Bresciane e da collezioni private, Brescia 2006, p. 60, n. 14.

 

Coppa con ampio cavetto, bordo rilevato e orlo appena svasato, arrotondato e listato in giallo, piede basso e ad anello. Il decoro, che interessa l’intera superficie del fronte, è realizzato con colori tenui, molto diluiti, e ritocchi sottili a punta di pennello estremamente curati a sottolineare i lineamenti, i capelli con riccioli, i piedi, le mani e i contorni degli occhi lumeggiati in bianco. Tratti sottili rimarcano anche alcuni dettagli del paesaggio, mentre i volumi sono sottolineati e lumeggiati con il bianco. La scena riproduce l’episodio mitologico di Dedalo e Icaro. Dedalo, fuggito dalla natia Atene con il figlio Icaro, si rifugia presso la corte del re Minosse a Creta; dopo aver aiutato Teseo a fuggire dal labirinto da lui stesso costruito viene imprigionato, e allora costruisce delle ali con penne e cera per sé e per il figlio per poter fuggire; durante il volo però Icaro si avvicina troppo al sole e le ali si sciolgono causandone la caduta in mare e quindi la morte.

La coppa per la disposizione del decoro e le modalità compositive e stilistiche è attribuibile ad una bottega marchigiana dopo il 1557, anno di pubblicazione a Lione del volume a stampa Le Métamorphose d’Ovide figurée di Bernard Salomon, dal quale il pittore maiolicaro trae ispirazione non solo per le figure principali, ma anche per il paesaggio con un'ambientazione marina accurata centrata da una torre.

La morfologia della coppa si ritrova variamente utilizzata in tutto il Ducato di Urbino, e molte sono le affinità con opere pesaresi, anche se la stessa non trova un confronto particolarmente pertinente, pur ravvisando in essa caratteristiche stilistiche che la avvicinano alle opere prodotte dalla bottega di Guido Durantino, probabilmente nel periodo in cui opera per grandi apparati di servizio. La vicinanza nell’uso dei colori chiari, le onde così affini alle opere con divinità marine e l'eleganza compositiva ci sostengono nell’attribuzione.