DIPINTI ANTICHI E OPERE DI ECCEZIONALE INTERESSE STORICO ARTISTICO

Firenze, 
mer 15 Maggio 2024
Asta Live 1284
67

Piero Di Cosimo
(Firenze, 1462 - Firenze, 1522)

Piero di Cosimo

€ 150.000 / 250.000
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Piero di Cosimo

(Firenze, 1462 – 1522)

I PROGENITORI AL LAVORO E SCENE DELLA CREAZIONE

olio su tela trasportato da tavola, e nuovamente applicato su tavola, diam. cm 71

 

ADAM AND EVE AT WORK, WITH SCENES FROM THE CREATION

oil on panel transported on canvas, and again laid on panel, diam. cm 71

 

Provenienza

San Pietroburgo, collezione Arseni Golenitschev-Kotusov, 1848-1913;

New York, collezione Hugo Perls;

New York, collezione Julius Weitzner;

New York, collezione Diorio;

New York, vendita Parke Bernet Galleries, 10 dicembre 1958, n. 10;

Collezione M. Goldblatt;

New York, vendita Sotheby’s, 6 giugno 1985, n. 38;

Firenze, Bellini, 14a Biennale Internazionale dell’Antiquariato, 21 settembre – 13 ottobre 1985;

Venezia, Finarte – Semenzato, asta del10 maggio 2011, n. 14

Newark (DE), collezione Alana;

Collezione privata

 

Bibliografia

M. Bacci, Piero di Cosimo, Milano 1966, p. 124.

L. Venturini, Studio del tondo di Piero di Cosimo “I Progenitori”, Forlì 1997.

R. J. M. Olson, The Florentine Tondo, Oxford 2000, pp. 251-257, fig. A50.

D. Geronimus, Piero di Cosimo. Visions Beautiful and Strange, Yale University 2006, pp. 171-179, fig. 134.

A. Nesi, Una proposta per l’attività giovanile di Francesco Bachiacca, in “Commentari d’Arte” 20, 2014, 58/59, pp. 111-115.

S. Padovani, La mostra su Piero di Cosimo: una proposta per il suo percorso nel contesto contemporaneo, in Piero di Cosimo 1462-1522. Pittore eccentrico fra Rinascimento e Maniera, Firenze 2015, pp. 25-43, fig. 21.

 

Referenze fotografiche

Fototeca Federico Zeri, fondo Everett Fahy, inv. 14115

 

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero della Cultura, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, con D. M. dello 01/10/13

 

The Italian Soprintendenza considers this lot to be a work of national importance and requires it

to remain in Italy; it cannot therefore be exported from Italy.

 

L’attribuzione a Piero di Cosimo, e più specificamente alla sua tarda attività, si deve a Federico Zeri in occasione della vendita newyorkese del 1958, dove il dipinto comparve per la prima volta. Un’attribuzione confermata da Mina Gregori e da Everett Fahy, uno dei massimi specialisti di pittura fiorentina del primo Rinascimento, in occasione di un nuovo passaggio in asta nel 1985.

 

Tralasciato dalla bibliografia specialistica sul pittore negli anni Sessanta anche per la sua inaccessibilità (nella sua monografia la Bacci lo pone tra le opere erroneamente attribuite, affermando però di non poter esprimere un parere certo dall’immagine in suo possesso), il tondo tornò alla ribalta in occasione della Biennale di Firenze del 1985, e nuovamente nel 1997 a seguito di un restauro che, rimuovendo vecchi interventi che ne avevano compromesso la leggibilità, lo restituì in una veste più corretta al pubblico di studiosi e collezionisti.

 

In quell’occasione fu corredato dallo studio esaustivo di Lina Venturini che lo analizzò sotto il profilo iconografico e stilistico, sottolineando la relazione tra le figure dei Progenitori in primo piano e le anatomie bizzarre e contorte nelle Storie di Sileno dipinte da Piero verso il 1510, e collegando il soggetto alla persistenza della temperie culturale savonaroliana di fine Quattrocento.

 

L’opera rappresenta I Progenitori e le Storie della Genesi in maniera unica ed originale.

Del tutto inusuale è infatti la scelta di questo soggetto per un formato circolare solitamente dedicato alla Sacra Famiglia o al gruppo della Vergine col Bambino. Ancor più bizzarra la scelta di rappresentare sul fondo gli episodi della Genesi che ne costituiscono l’antefatto, normalmente raffigurati in una predella, aspetti sottolineati da Roberta Olson nel suo studio sui tondi fiorentini che include anche il nostro tra le opere di Piero.

 

Il dipinto è suddiviso in due registri, con l’intento di creare una sorta di rottura tra la Terra e l’Eden. Il Paradiso Terrestre è rappresentato nella parte alta di una montagna la cui cima è stata spianata e circondata da nuvole. All’interno di una ricca e simmetrica vegetazione boschiva, l’artista colloca le vicende dei Progenitori: la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, la Tentazione del serpente ed il Peccato originale; al centro, isolato da una sorta di arco trionfale che proietta la scena verso il primo piano, la Cacciata dall’Eden.

 

Il riferimento più immediato per queste scene a piccole figure, relativamente frequenti nella pittura fiorentina tra Quattro e Cinquecento, è la tavola di Mariotto Albertinelli a Londra, Courtauld Galleries, mentre il gruppo di Adamo ed Eva dopo la Caduta richiama idealmente la tavoletta non finita di Fra Bartolomeo, appunto di tale soggetto.

 

Il rapporto tra la piccola scala delle figure e l’ampio paesaggio trova seguito nella produzione tardiva di Piero di Cosimo, ad esempio nel Mito di Prometeo dell’Alte Pinakothek di Monaco o nella Liberazione di Andromeda degli Uffizi. Il grosso tronco spezzato, apparentemente secco ma dal quale nascono nuovi germogli, dietro le spalle di Eva (che con il suo colore bruno mette in perfetto risalto la carnagione candida della donna), rimanda ai due tronchi d’albero massicci che dominano la composizione nelle Storie di Sileno. Anche la tipologia dei volti e la tonalità caratteristica dei capelli rossicci si ritrovano con frequenza nelle opere tarde di Piero: analogie si riscontrano, ad esempio, nella Sacra Famiglia della Collezione Cini di Venezia.

 

Uniche voci dissenzienti nel riconoscere la paternità di Piero di Cosimo sia pure con l’intervento della bottega, ribadita anche nella recente monografia di Dennis Geronimus, quella di Alessandro Nesi che suggerisce di attribuire il dipinto alla prima attività di Francesco Bachiacca, e quella di Serena Padovani, concorde con tale ipotesi.