Important Reinassance Maiolica

mon 27 October 2014
Live auction 25
11

CRESPINA

€ 7.000 / 10.000
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CRESPINA

Montelupo, 1570-1575

 

Maiolica decorata in policromia con giallo antimonio, ocra, bruno di manganese nei toni del marrone, blu e verde

alt. cm 6; diam. cm 32; diam. piede cm 11,7

Sul retro iscrizione in bruno di manganese “.S. paulo/ Chonverso

 

Ricomposto da più frammenti; piede mancante (probabilmente tagliato per inserire l’oggetto in una cornice); sbeccature e cadute di smalto

 

Earthenware, painted in antimony yellow, ochre, brownish manganese, blue, and green

H. 6 cm; diam. 32 cm; foot diam. 11.7 cm

On the back, inscription in manganese ‘.S. paulo/ Chonverso’

 

Recomposed from fragments; missing foot (it has probably been cut away to fit the dish in a frame); chips and glaze losses

 

La coppa, o crespina, è modellata a stampo nella tipica forma con parete baccellata, orlo mosso con bordo arrotondato e piede svasato, qui mancante. Questa forma ebbe successo presso tutte le manifatture italiane del ’500, con alcune varianti morfologiche. Sul retro cerchi concentrici giallo-verdi, blu e arancio incorniciano la legenda.

Sul fronte della coppa è raffigurato l’episodio del Nuovo Testamento con la “Conversione di San Paolo”. Paolo, giudeo ormai cittadino romano, cade da cavallo, abbagliato da un raggio luminoso che scende dalla mano di Dio, raffigurato nella parte alta del piatto in un cerchio di nuvole. Intorno a lui alcuni soldati, tra quelli che lo stavano accompagnando a Damasco, fuggono spaventati, altri gli prestano soccorso. Sullo sfondo si apre un paesaggio con una città con torri, cupole e palazzi, probabilmente Damasco, che si specchia in un fiume. Poco lontano, sulla sinistra, nelle vicinanze di alcune grotte arcuate e di una grande erma, due soldati sembrano condurre in catene una terza persona con la barba: forse una prefigurazione dell’arresto di Paolo a Gerusalemme prima del trasferimento a Roma.

Le caratteristiche stilistiche e pittoriche della crespina ci indirizzano nell’attribuzione alle produzioni delle botteghe di Montelupo in un arco cronologico che va dal 1570 al 1575.

Infatti la pubblicazione di una crespina molto simile, considerata una pietra miliare nella storia dello studio della maiolica figurata di Montelupo, determina con sicurezza l’attribuzione e costituisce un importante punto di riferimento per facilitare il riconoscimento delle maioliche in stile istoriato prodotte dalle manifatture toscane, in precedenza attribuite a Casteldurante o a Faenza: si tratta infatti di “una delle più straordinarie realizzazioni di ‘figurato canonico’ di Montelupo”. Entrambe le opere presentano sul retro le caratteristiche fasce concentriche, a larghe pennellate, che si alternano nei colori del giallo e del blu, molto diluiti, a sottolinearne la foggia irregolare. Nella tavolozza domina il giallo intenso, ma si osserva anche la caratteristica variante marrone del manganese utilizzata nella definizione dei dettagli e in intere sezioni del decoro, non ultima per la scritta sul retro. In quest’ultima si nota la somiglianza fra il ductus del “Ch” e della “S” e quello riscontrabile in oggetti similari di manifattura montelupina. La scena raffigurata è la medesima, ma lo stile nel nostro esemplare è molto preciso; tuttavia sono molte le variazioni rispetto all’incisione da cui il pittore ha tratto spunto. La figura principale di San Paolo è molto fedele all’incisione in entrambe le crespine; diverso è invece l’uso, nella parte alta del cavetto, della figura del Padreterno al posto del Cristo nel nimbo, come pure il raggio che dà origine alla conversione di Saulo, particolarmente marcato nel nostro esemplare.

La stessa scena, probabilmente tratta da un’incisione differente, con una ulteriore variante del Padreterno nel nimbo accompagnato da angeli e serafini, compare su un altro piatto pubblicato nel 2007 attribuito a bottega forlivese. La diffusione di questo tema in ambito romagnolo pare confermare l’influenza delle manifatture prossime a Faenza per questo tipo di istoriato.

Carmen Ravanelli Guidotti ipotizza la presenza, presso le manifatture montelupine, di un pittore faentino che, dopo essersi espresso nel primo istoriato di Faenza o comunque nelle prime manifestazioni dell’istoriato in stile compendiario, si sarebbe trasferito in Valdarno dove, sul finire del ’500, avrebbe fatto suoi i caratteri tecnici peculiari montelupini, pur mantenendo le caratteristiche stilistiche faentine.

In quest’ambito va pertanto collocata questa crespina che, per caratteristiche tecniche e stilistiche, va ascritta alla mano di un decoratore di qualità, abituato all’uso delle incisioni. Le proporzioni, la qualità della pittura, lo stile sicuro nella definizione delle figure principali – in contrasto con uno stile più personale nelle figure secondarie, nelle quali gli elmi e le teste sono leggermente allungati – e la raffinatezza nel delineare i paesaggi e i dettagli ci paiono indicare in quest’opera la presenza di personalità artistica chiaramente sviluppata.