19th century paintings

wed 23 November 2016
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68

Fausto Zonaro

€ 20.000 / 30.000
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Fausto Zonaro

(Masi (PD) 1854 - San Remo (IM) 1929)

L'ACQUAIOLO

olio su tela, cm 77,5x64

firmato e datato "83" in basso a sinistra

 

Provenienza

Collezione privata, Milano

 

"Tuttavia la città che maggiormente tornì lo stile pittorico di Fausto Zonaro fu Napoli; l'ambiente partenopeo con i suoi profumi, i vicoli, i colori, i suoni lo affascinarono molto, a tal punto da ascrivere la fase napoletana fra una delle più considerevoli per la formazione pittorica di Fausto. Il trasferimento avvenne circa nel 1871, anche se appare difficile ricostruirne con precisione l'arco cronologico a causa dei suoi continui spostamenti e della perdita di molte opere da legare a questa stagione. Di sicuro la primaria fonte di attrazione verso la scuola napoletana si originò dalla presenza di Eduardo Dalbono agli inizi degli anni Ottanta il cui stile influenzò una parte cospicua della sua produzione ritrattistica successiva lungo tutto l'arco della carriera: dalle tele dei primi anni, come Angeliki, Mia figlia Jolanda, l'Autoritratto realizzato ad olio in piena maturità, ai finissimi ed eleganti pastelli quali la Pudica o Mia moglie Elisa.

Il rapporto con la scuola napoletana, purificata nell'Ottocento dagli ultimi residui tardi barocchi o caravaggeschi, e inseritasi in un più vasto movimento artistico paesaggistico tipico della Scuola di Posillipo, accentuò la propensione "realista" di Zonaro impreziosendo il suo stile con nuove suggestioni stilistiche e affinando ciò che aveva già appreso dalla pittura veneta. L'impronta accademica e formale dei primi anni lascia adesso il posto a una pittura più morbida ma allo stesso tempo più decisa e più pastosa e la tavolozza cromatica si arricchisce di cromatismi forti e vivi: dal rosso all'arancio, al giallo caldo e avvolgente, per sfumare in colori fangosi. La deliziosa scenetta familiare del Primo Frutto, come anche la gestualità e l'espressività delle due donne protagoniste del dipinto Vecchie conoscenze o il dittico Primi tuoni e Tempesta, sono solo alcune delle opere che mostrano come nell'ambiente partenopeo Zonaro elaborò con maggior vigore temi e soggetti di vita quotidiana ripresi nelle piccole vie, nei tradizionali mercati, nelle piazze, e intrisi di giochi di luce mediterranea.

Dalla lettura delle tanti fonti pervenute, si rivela che più che quadri a soggetto essi potrebbero essere considerati veri e propri studi dal vero di un pittore aneddotico dotato di spirito d'osservazione nel rappresentare le passioni, i costumi e le abitudini popolane come quelle del citato dipinto Primi Tuoni in cui le giovani donne appaiono vestite di percallo a fiorami, e che son lì, una di fronte all'altra, le mani ai fianchi, nell'atto di insultarsi, parlano davvero, gesticolano, si mandano veri fulmini dagli occhi, dal volto, da tutta la persona, un preludio alle baruffe e alle urla delle donne della nota Tempesta, un tumulto del quale resteranno tracce nelle graffiature dei volti e nelle ciocche dei capelli, seminati sul campo di battaglia. L'incontro con le tante eccellenze che popolavano in quei tempi la ridente Napoli come Mariano Fortuny padre, Gioacchino Toma, Michele Cammarano, contribuì ad arricchire il suo modo di dipingere, in quanto erano tutti artisti che attingevano alla stessa sorgente artistica di Fausto, patinata di verismo sociale e fortemente influenzata dalla fotografia".

 

(F. Midiri, Fausto Zonaro: un artista dallo stile multiforme, in Fausto Zonaro. Vita e luce tra fasti ottomani e belle époque italiana, catalogo della mostra (Palazzo Medici Riccardi, Firenze, 1 – 30 aprile 2015) a cura di E. Makzume, B. Baglivo, Firenze 2015, pp. 37-63, in particolare 44-45)