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Florence, 
wed 14 February 2018
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(Manoscritto miniato – Genova) GREGORIO DA PIACENZA. Regola delle Monache di Santa Maria della Passione in Genova, 1411.

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(Manoscritto miniato – Genova) GREGORIO DA PIACENZA. Regola delle Monache di Santa Maria della Passione in Genova, 1411.

Manoscritto su pergamena in 8vo (205 x 145 mm), [53] carte. Completo. Specchio di scrittura ca. 140 x 100 mm. Testo su una colonna di 25 righe, in grafia gotica in inchiostro bruno, titoli in rosso, un paio di capilettera più grandi in rosso e in azzurro, altri più piccoli in rosso o in azzurro. Incipit in rosso con iniziale floreale policroma su fondo oro, entro ampia cornice figurata, suddivisa in 5 compartimenti figurati, di cui: una grande vignetta in testa che raffigura un vescovo attorniato da suore agostiniane, la cui badessa è ritratta nell’atto di consegnare presumibilmente il presente volume al vescovo; una vignetta in calce che rappresenta due angeli che reggono un tondo con all’interno l’Agnello assiso sulle Sacre Scritture; al margine esterno un piccolo ritratto di uomo anziano che porta la Croce (presumibilmente il Cireneo), con vignette floreali sopra e sotto. Legatura antica in piena pelle riccamente decorata in oro, fleurons ovali al centro dei piatti, quello anteriore con la Crocifissione, quello posteriore con la Vergine e il Bambino, entro cornice floreale con fregi accantonati. Resto di fermagli. Varie tracce del tempo ma generalmente molto ben conservato.

 

DELIZIOSO CODICE MINIATO IN VOLGARE, che contiene la regola delle monache agostiniane della chiesa di Santa Maria della Passione in Genova, scritto da Padre Gregorio da Piacenza (presumibilmente il loro confessore), come si desume da una nota al termine del manoscritto. L’opera si apre con un “Sermone in laude de la sancta religione”, seguito da un prologo e da una prima parte suddivisa in 33 capitoli che trattano, tra l’altro: quale ufficio debbano recitare le sorelle che non sanno leggere; il modo in cui si parla attraverso la grata e come comportarsi con gli uomini che entrano nel monastero; silenzio, obbedienza, esercizi manuali; quante volte all’anno le monache si debbano confessare; come accogliere le novizie; alimentazione e digiuno; sonno; scelta della Badessa e suoi doveri; riunioni settimanali; abbigliamento e calzature; cura delle sorelle inferme; come e chi debba seppellire le monache defunte. La seconda parte dell’opera, costituita da 9 capitoli, elenca tutte le punizioni da mettere in atto nei vari casi in cui le monache vengano meno ai loro doveri o si comportino male. I castighi vanno dal mangiare pane e acqua per terra, baciare i piedi alle sorelle, lavare i piatti, restare in silenzio, ad un anno di reclusione per “la sorella ala quale fa di bisogno licenciare dal monasterio per la sua captiva vita”. Molto interessante soprattutto perché redatto in italiano volgare.

 

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