19TH CENTURY PAINTINGS

Florence, 
tue 14 May 2019
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Michele Gordigiani

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Michele Gordigiani

(Firenze 1835 - 1909)

RITRATTO DI GENTILDONNA

olio su tela, cm 85,5x114

firmato e datato "1860" in basso a destra

 

PORTRAIT OF A LADY

oil on canvas, cm 85,5x114

signed and dated "1860" lower right

 

"Risoluto a dedicarsi completamente alla pittura, il Gordigiani si iscrisse all’Accademia di belle arti di Firenze frequentando i corsi di Giuseppe Bezzuoli. In questi anni di formazione si esercitò molto copiando i grandi maestri del passato e cominciò a sviluppare eccellenti doti di ritrattista. Al 1855 data il suo ingresso al caffè Michelangelo (introdottovi dal fratello maggiore Anatolio, detto Cinci, pittore e musicista prematuramente scomparso), dove strinse legami di amicizia con il gruppo dei macchiaioli, condividendone in parte le ricerche. Ben presto, però, la sua propensione per il ritratto divenne quasi esclusiva, e per le affinate capacità in questo genere di pittura ottenne rapidamente un vasto consenso. Al 1856 risalgono l’Autoritratto degli Uffizi - dove si dipinge con aria sottilmente sfrontata e il sigaro in bocca - e il ritratto di Ludovico Raymond (Torino, Galleria civica d’arte moderna); mentre sono del 1858 i due celebri ritratti del poeta inglese Robert Browning, allora di stanza a Firenze, e della moglie Elizabeth Barrett (Londra, National Portrait Gallery). Nel 1860 si recò a Parigi, nei cui ambienti artistici e mondani venne introdotto da Virginia Oldoini contessa di Castiglione, sua intima amica e da lui più volte ritratta nel corso degli anni. Appena tornato eseguì il ritratto del conte Camillo Benso di Cavour (ubicazione ignota) e nel 1861 - pur avendo visto il modello solo di sfuggita a una festa - quello del re Vittorio Emanuele II (Torino, Museo nazionale del Risorgimento), per conto del cugino Eugenio Emanuele di Savoia principe di Carignano. Entrambe le tele vennero presentate, suscitando unanimi apprezzamenti, alla prima Esposizione italiana allestita a Firenze nel 1861; in quest’occasione il Gordigiani rifiutò il premio assegnatogli, condividendo le proteste degli amici macchiaioli nei confronti della giuria, ritenuta incompetente. Nel 1862 il Gordigiani sposò a Fiesole Gabriella Coujère dalla quale ebbe quattro figli: Isora (1863), Ferdinando (1864), Eduardo (1866) anch’egli pittore, e Giulietta (1871), andata in sposa nel 1899 al banchiere e musicista Robert von Mendelssohn. Il gradimento ottenuto dal quadro di Vittorio Emanuele fece sì che il Gordigiani divenisse il ritrattista ufficiale di casa Savoia, i cui membri posarono più volte - soprattutto negli anni di Firenze capitale - di fronte al pittore; lo fece persino il re che prima di allora aveva concesso questo privilegio al solo Mussini. In seguito altre corti si avvalsero del suo talento, a partire da quella portoghese (molti ritratti dei Savoia si conservano al Palacio nacional de Ajuda di Lisbona, ordinati dalla regina Maria Pia, figlia di Vittorio Emanuele) fino a quella inglese, presso cui si recò per dipingere l’effigie della regina Vittoria. Per trent’anni giunsero al pittore commissioni sempre più frequenti e prestigiose da parte della nobiltà e della ricca borghesia, anche se egli non mancò mai di fissare sulla tela il volto dei familiari e degli amici più cari come gli artisti G. Duprè, L. Mussini (due ritratti nella collezione Chigi Saracini di Siena), T. Conti e i letterati R. Fucini, E. De Amicis, A. Maffei (Riva del Garda, Museo civico; Firenze, Palazzo Pitti). La notevole capacità di restituire fedelmente le sembianze - avvalendosi in misura sempre maggiore di modelli fotografici - e l’adesione allo stile aristocratico dei migliori interpreti del genere attivi in Francia e in Inghilterra (C. Duran e J.S. Sargent su tutti) sono le principali cause del successo dei ritratti del Gordigiani, non solo presso l’altolocata committenza, ma anche fra il pubblico, che aveva occasione di ammirarli nelle grandi mostre italiane e internazionali (Parigi 1861, 1863, 1874, 1876, 1878, 1889; Londra 1867, 1876, 1886, 1888; Vienna 1873; Anversa 1885). Fra i numerosi viaggi compiuti dal Gordigiani, più frequentemente con destinazione Londra o Parigi, va ricordato quello del 1893-94 a New York, città nella quale si stabilì il figlio Eduardo e dove il Gordigiani ebbe modo di eseguire, nell’arco di qualche mese, numerosi ritratti. Nel 1895 una malattia improvvisa e dalla diagnosi incerta causò gravi sofferenze al G., per qualche tempo rimasto anche privo di memoria. Ristabilitosi, pur avendo rifiutato ogni cura, nel 1896 riprese alacremente il lavoro, prima recandosi in Siam, dove fece i ritratti a tutta la famiglia reale e poi, nel 1899, di nuovo a New York per qualche mese, insieme con Eduardo. Tornato in Italia continuò a produrre con il ritmo consueto fin quasi alla morte, sopraggiunta il 7 ott. 1909 a Firenze. Nell’aprile dell’anno successivo buona parte dei dipinti e bozzetti presenti nello studio di piazzale Donatello, insieme con numerosi mobili e con la propria collezione d’arte (perlopiù composta di opere di amici, ma non priva di pregiati pezzi antichi), venne messa all’asta come da disposizioni testamentarie. Oltre che nei ritratti il Gordigiani si cimentò, sebbene più raramente, in altri tipi di composizione, dal paesaggio alla pittura di storia fino a quella di genere, frequentata con soggetti facili e di sicura presa sul pubblico, come la Servetta e l’Abbandonata, esposta con grande successo ad Anversa nel 1885 (entrambe di ubicazione ignota). Prendendo a modello i familiari, si dilettò talvolta nel ritratto in costume, i cui esempi più conosciuti sono La figlia Giulietta in sembianze di Mozart mentre suona il pianoforte (Milano, casa di riposo Giuseppe Verdi) e Il figlio Eduardo in costume da paggio di Luigi XIII re di Francia (ubicazione ignota), inviato al Salon parigino del 1876. Costantemente fedele alla propria maniera il Gordigiani rimase pressoché insensibile di fronte alle novità, accentuando - con il progredire dell’età e della fama - la salda impostazione accademica; anche il sodalizio con i macchiaioli fu perlopiù di natura affettiva (molto si prodigò, persino economicamente, per la loro promozione), mentre del tutto estranee al suo sentire gli apparvero le ricerche degli impressionisti francesi”.

 

da M. Pierini, s.v. Gordigiani Michele, in Dizionario Biografico degli Italiani, 58, Roma 2002