19TH CENTURY PAINTINGS AND SCULPTURES

tue 26 November 2019
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Pietro Paoletti
(Belluno, 1801 - Belluno, 1847)

Pietro Paoletti

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Pietro Paoletti

(Belluno 1801 - 1847)

IL TRIONFO DI ANFITRITE

1838

olio e tempera su tela, diam. cm 110

 

THE TRIUMPH OF ANFITRITE

1838

oil and tempera on panel, diam. 110 cm

 

Provenienza

Roma, palazzo Torlonia (demolito nel 1903), Sala di Telemaco

Collezione privata

 

Bibliografia

G. Dal Mas, Pietro Paoletti (1801-1847), Belluno 2001, pp. 123-124

G. Dal Mas, Ritrovata (e già identificata) un’opera perduta di Paoletti, in “L’Amico del Popolo. Giornale di informazione generale della provincia di Belluno”, 23 marzo 2002, n. 12

 

Cugino di Ippolito Caffi, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la prestigiosa guida di Giovanni De Min dal 1821, una volta trasferitosi a Roma Paoletti divenne una tra i più interessanti pittori classicisti attivi a Roma nella prima metà dell’Ottocento. Sulla scorta della lezione di De Min, di Francesco Hayez e Pelagio Palagi, Paoletti – come Francesco Podesti – seppe ammodernare il linguaggio neoclassico e accademico sulle istanze realiste che l’Europa iniziava a saggiare già negli anni trenta dell’Ottocento.

Insieme a De Min lavorò a Padova dal 1821 al 1824. Nel 1827 si trasferì a Roma, dove ricevette la committenza di una serie di affreschi per il palazzo Lucernari di via del Babuino progettato da Giuseppe Valadier (oggi Hotel de Russie) e l’incarico di affrescare la chiesa cattedrale di Rieti. A Rieti decora anche palazzo Ricci su commissione dell’erudito, letterato e storico dell’arte Amico Ricci.

 

Già artista di successo, attivo anche a Napoli e Montecassino, Paoletti salì a maggiore notorietà nel 1832, quando fu eletto papa con il nome di Gregorio XVI il concittadino bellunese Alberto Cappellari Della Colomba, che di Paoletti fu un grande protettore. Per volere del papa, nel settembre-ottobre del 1833 accompagna il cardinale Placido Zurla in un viaggio in Sicilia, cui poi eseguirà un reportage pittorico per il pontefice stesso.

Nel 1836 si impegna con il principe Torlonia per dipingere in due anni le decorazione ad olio e tempera su tela della Sala di Telemaco al piano nobile del palazzo Torlonia di piazza Venezia a Roma, poi abbattuto nel 1903 per fare spazio alla risistemazione urbanistica e viaria della piazza. Questa grande impresa decorativa fu ultimata tra il 1838 e il 1839 e comprendeva ben 25 dipinti di diverse dimensioni che decoravano le pareti e il soffitto di questo grande salone.

Come si nota chiaramente in una delle fotografie degli interni del palazzo scattate nel 1901-1902 prima che fosse distrutto, il dipinto di Paoletti qui presentato, l’unico dell’intera decorazione ad oggi superstite, era collocato sul soffitto della sala assieme ad altri dello stesso formato e di formato rettangolare.

Negli anni seguenti Paoletti continua a lavorare per i Torlonia. Nel 1842 si reca a Padova per affrescare una delle sale del celebre caffè Pedrocchi. Nel 1842 affresca il palazzo Thiene di Vicenza, nel 1844-1845 la chiesa di Santa Maria Formosa a Venezia (lavori distrutti da un bombardamento di guerra nel 1918).